
qual è il valore di una vita, non è una domanda cui sia facile rispondere.
Il valore di una vita dovrebbe essere molto elevato, e questo ce lo può confermare qualsiasi economista, invitandoci a riflettere che la rarità è l’attributo che determina qualsiasi valore. L’uomo può produrre la vita, ma la sua capacità di farlo si arresta anche nei paesi più prolifici sulla soglia delle dita di una mano, mentre lo stesso uomo, impiegando la propria vita, è in grado di produrre quantità elevate di cose considerate molto preziose. Può estrarre quintali d’oro, costruire decine di case o dipingere centinaia di capolavori, se è stato scelto dal talento. Questa semplice dimostrazione dovrebbe portarci a concludere che la vita è il bene più prezioso, e che il suo valore sia troppo elevato da quantificare.
Ma le cose non stanno esattamente così.
Per esempio nel Darfur, e in quasi tutta l’Africa, una vita umana non vale nemmeno i dieci dollari di un kit per le vaccinazioni o i cinque dollari del costo di un barattolo di cibo terapeutico pronto per l’uso. Ma la stessa vita può assumere inaspettatamente valore per le multinazionali che continuano ad incoraggiare l’uso di latte in polvere, ben sapendo che mischiato ad acque infette, questo aumenta di venti volte la possibilità che un neonato muoia entro il primo anno di vita. Il valore sale appena se ci spostiamo in una favela di Rio, forse in considerazione del fatto che la vita di un nino de rua, come spacciatore o scippatore, può essere una discreta fonte di reddito. In Iran o in Afghanistan il valore di molte vite è direttamente proporzionale a quello di un rudimentale esplosivo, quindi ancora molto basso. E se ci spostiamo in un altro continente, il valore non aumenta, anzi diminuisce al punto tale che una vita lasciata per strada non merita neppure lo sforzo di raccoglierla, e al centro della nostra cara Europa, in questi giorni abbiamo visto che cose e valori non cambiano di molto.
Negli Stati Uniti le cose sono più semplici e il valore si può quantificare con precisione. Sembra equivalere ai sei centimetri di plastica che fanno da base d’appoggio ad una assicurazione sanitaria, ma combacia con quello dei versamenti che consentono di ottenerla, e infilarla nel portafoglio come prova che la tua vita meriti il tempo e l’interessamento altrui.
Tornando a casa amareggiati, ma tronfi dell’idea che la nostra civiltà sappia ben stimarne il valore, ci dobbiamo arrendere all’evidenza che diverse vite non valgono il costo della ricarica di altrettanti estintori. Ci accorgiamo che la vita di molti non vale neanche la centesima parte delle estremità di uno sportivo o dello scintillante sorriso della velina di turno. E soprattutto ci accorgiamo che il valore non è valore in sé, ma solo in funzione di quello che la società può ricavarne e che, dopo un apice, inizia velocemente a scendere, per rasentare lo zero ben prima che sia la natura stessa ad annullarlo.
Un uomo di cui stravolgo la citazione, disse: “ Tutte le ricchezze del mondo non potranno mai pareggiare il valore di una vita umana. Forse è per questo che fu costretto a tentare rivoluzioni per tutta la vita: il mondo non sarà mai pronto per sentirselo dire.
Il valore di una vita dovrebbe essere molto elevato, e questo ce lo può confermare qualsiasi economista, invitandoci a riflettere che la rarità è l’attributo che determina qualsiasi valore. L’uomo può produrre la vita, ma la sua capacità di farlo si arresta anche nei paesi più prolifici sulla soglia delle dita di una mano, mentre lo stesso uomo, impiegando la propria vita, è in grado di produrre quantità elevate di cose considerate molto preziose. Può estrarre quintali d’oro, costruire decine di case o dipingere centinaia di capolavori, se è stato scelto dal talento. Questa semplice dimostrazione dovrebbe portarci a concludere che la vita è il bene più prezioso, e che il suo valore sia troppo elevato da quantificare.
Ma le cose non stanno esattamente così.
Per esempio nel Darfur, e in quasi tutta l’Africa, una vita umana non vale nemmeno i dieci dollari di un kit per le vaccinazioni o i cinque dollari del costo di un barattolo di cibo terapeutico pronto per l’uso. Ma la stessa vita può assumere inaspettatamente valore per le multinazionali che continuano ad incoraggiare l’uso di latte in polvere, ben sapendo che mischiato ad acque infette, questo aumenta di venti volte la possibilità che un neonato muoia entro il primo anno di vita. Il valore sale appena se ci spostiamo in una favela di Rio, forse in considerazione del fatto che la vita di un nino de rua, come spacciatore o scippatore, può essere una discreta fonte di reddito. In Iran o in Afghanistan il valore di molte vite è direttamente proporzionale a quello di un rudimentale esplosivo, quindi ancora molto basso. E se ci spostiamo in un altro continente, il valore non aumenta, anzi diminuisce al punto tale che una vita lasciata per strada non merita neppure lo sforzo di raccoglierla, e al centro della nostra cara Europa, in questi giorni abbiamo visto che cose e valori non cambiano di molto.
Negli Stati Uniti le cose sono più semplici e il valore si può quantificare con precisione. Sembra equivalere ai sei centimetri di plastica che fanno da base d’appoggio ad una assicurazione sanitaria, ma combacia con quello dei versamenti che consentono di ottenerla, e infilarla nel portafoglio come prova che la tua vita meriti il tempo e l’interessamento altrui.
Tornando a casa amareggiati, ma tronfi dell’idea che la nostra civiltà sappia ben stimarne il valore, ci dobbiamo arrendere all’evidenza che diverse vite non valgono il costo della ricarica di altrettanti estintori. Ci accorgiamo che la vita di molti non vale neanche la centesima parte delle estremità di uno sportivo o dello scintillante sorriso della velina di turno. E soprattutto ci accorgiamo che il valore non è valore in sé, ma solo in funzione di quello che la società può ricavarne e che, dopo un apice, inizia velocemente a scendere, per rasentare lo zero ben prima che sia la natura stessa ad annullarlo.
Un uomo di cui stravolgo la citazione, disse: “ Tutte le ricchezze del mondo non potranno mai pareggiare il valore di una vita umana. Forse è per questo che fu costretto a tentare rivoluzioni per tutta la vita: il mondo non sarà mai pronto per sentirselo dire.
