
sicuramente i meno giovani ricorderanno che quando nel belpaese la prima repubblica viaggiava ancora a gonfie vele, uno slogan aveva avuto un discreto successo ponendo una domanda che ai tempi sembrava avere una risposta tutt’altro che scontata. La domanda era: “Non moriremo mica Democristiani?”
Ai tempi la speranza non poggiava su solide basi, ma parve trovarle quando i giudici vestirono i panni dei chirurghi e decisero di asportare quel grosso tumore scudocrociato che era cresciuto per oltre quarant’anni. L’operazione parve riuscire e le inevitabili metastasi non suscitarono particolari apprensioni, avendo dato vita a due partitucoli decisamente ridimensionati come voti e peso politico. E il fatto di non dover morire democristiani parve perdere le sue caratteristiche aleatorie. Ma se guardiamo alla crisi che ci porterà alle urne - visto che nessuno di voi credo pensi che l’incarico a Marini altro non sia che il tentativo del Capo dello Stato di dimostrare che ha fatto tutto il possibile per non riconsegnare il paese nelle mani dell’arcorman - dovremo riesaminare con calma questa certezza.
Il governo è stato immolato come un agnellino sull’altare di qualche nomina nella sanità campana dall’ex-democristiano Mastella, lasciandoci come ricordo le edificanti immagini dei brindisi e della mortadella, che si mischiavano in un curioso mix-mediatico con quelle di Totò Cuffaro che si dilettava come modermo Pantagruel a ingurgitare cannoli per festeggiare la condanna a cinque anni di galera per aver favorito alcuni mafiosi, ma non la mafia, come pretendeva il pubblico ministero. Fine della presidenza della regione siciliana? …sì. Fine della sua carriera politica? … no! Anzi, Pierferdinando Casini, altro brillante ex-rampollo dell’allevamento Forlani-Martinazzoli ci fa sapere che ci ritroveremo il prode Totò come compagno di merende nel futuro Senato… Grazie Pierfi!
Inevitabile trarre un paio di conclusioni: se qualcuno fosse ancora convinto che la politica italiana non sia tutto un “magnamagna” è ora che si faccia curare… e da uno bravo davvero. Agli altri non resterà invece che rassegnarsi al fatto che moriranno democristiani. E questo anche se, come il sottoscritto, hanno appreso dai giornali che gli scienziati reputano molto vicina la possibilità di farci campare ottocento anni: entità di tempo sicuramente considerevole, ma pur sempre insufficiente a liberarci del problemino di cui si parlava.
Ai tempi la speranza non poggiava su solide basi, ma parve trovarle quando i giudici vestirono i panni dei chirurghi e decisero di asportare quel grosso tumore scudocrociato che era cresciuto per oltre quarant’anni. L’operazione parve riuscire e le inevitabili metastasi non suscitarono particolari apprensioni, avendo dato vita a due partitucoli decisamente ridimensionati come voti e peso politico. E il fatto di non dover morire democristiani parve perdere le sue caratteristiche aleatorie. Ma se guardiamo alla crisi che ci porterà alle urne - visto che nessuno di voi credo pensi che l’incarico a Marini altro non sia che il tentativo del Capo dello Stato di dimostrare che ha fatto tutto il possibile per non riconsegnare il paese nelle mani dell’arcorman - dovremo riesaminare con calma questa certezza.
Il governo è stato immolato come un agnellino sull’altare di qualche nomina nella sanità campana dall’ex-democristiano Mastella, lasciandoci come ricordo le edificanti immagini dei brindisi e della mortadella, che si mischiavano in un curioso mix-mediatico con quelle di Totò Cuffaro che si dilettava come modermo Pantagruel a ingurgitare cannoli per festeggiare la condanna a cinque anni di galera per aver favorito alcuni mafiosi, ma non la mafia, come pretendeva il pubblico ministero. Fine della presidenza della regione siciliana? …sì. Fine della sua carriera politica? … no! Anzi, Pierferdinando Casini, altro brillante ex-rampollo dell’allevamento Forlani-Martinazzoli ci fa sapere che ci ritroveremo il prode Totò come compagno di merende nel futuro Senato… Grazie Pierfi!
Inevitabile trarre un paio di conclusioni: se qualcuno fosse ancora convinto che la politica italiana non sia tutto un “magnamagna” è ora che si faccia curare… e da uno bravo davvero. Agli altri non resterà invece che rassegnarsi al fatto che moriranno democristiani. E questo anche se, come il sottoscritto, hanno appreso dai giornali che gli scienziati reputano molto vicina la possibilità di farci campare ottocento anni: entità di tempo sicuramente considerevole, ma pur sempre insufficiente a liberarci del problemino di cui si parlava.
