
come sapete alcuni giornalisti sono stati autorizzati a varcare le millenarie porte del Tibet.
In cambio della disponibilità il regime cinese ha imposto qualche insignificante condizione: scegliere le testate ( Wall Street Journal, Usa Today, Financial Times, Associated Press, cinque di Hong Kong e una nipponica, le fortunate), solo due giorni di permanenza, accompagnatori, vigilanza diurna e notturna, nessuna intervista. Hanno anche tenuto a far sapere loro che mangiare cavallette non era obbligatorio, ma sarebbe risultato molto gradito a Hu Jintao.
Due brevi note: mi chiedo se la dignità umana, che in quanto tale dovrebbe appartenere anche ai giornalisti, non avrebbe dovuto convincerli a rifiutare sdegnati un “invito” così dettagliato. Quanto ai monaci, che sfuggiti ai controlli sono riusciti a incrociare i giornalisti e hanno tentato di far sapere loro che erano prigionieri nei monasteri, sembra che urlassero “freedom”… purtroppo le prestigiose penne non conoscevano il termine, e si sono lagnate per l’assenza di un interprete.
In cambio della disponibilità il regime cinese ha imposto qualche insignificante condizione: scegliere le testate ( Wall Street Journal, Usa Today, Financial Times, Associated Press, cinque di Hong Kong e una nipponica, le fortunate), solo due giorni di permanenza, accompagnatori, vigilanza diurna e notturna, nessuna intervista. Hanno anche tenuto a far sapere loro che mangiare cavallette non era obbligatorio, ma sarebbe risultato molto gradito a Hu Jintao.
Due brevi note: mi chiedo se la dignità umana, che in quanto tale dovrebbe appartenere anche ai giornalisti, non avrebbe dovuto convincerli a rifiutare sdegnati un “invito” così dettagliato. Quanto ai monaci, che sfuggiti ai controlli sono riusciti a incrociare i giornalisti e hanno tentato di far sapere loro che erano prigionieri nei monasteri, sembra che urlassero “freedom”… purtroppo le prestigiose penne non conoscevano il termine, e si sono lagnate per l’assenza di un interprete.
