
Nel nostro salotto offriamo un caffè a scrittori emergenti o esordienti. Facciamo accomodare lettori in cerca di alternative all'editoria tradizionale. Ma i posti migliori, quelli vicino al caminetto, sono riservati per le persone che credono come noi che la penna sia la più nobile delle armi bianche. Accomodatevi... quanto zucchero?
come ha votato Al Qaeda?

(il postino delle sei) - coraggio, Charlie Brown!

p.s. sicuri che si chiami Gordon e non Charlie?
una dozzina di galletti spiumati

Disastro, si diceva, e forse il termine è palesemente inadatto: non solo abbiamo riconsegnato il paese nelle mani di Berlusconi, ma abbiamo pensato bene far trionfare la Lega, con la conseguenza che tra pochi giorni ci troveremo come vice premier quel Calderoli che potrà offrire il suo prezioso contributo al rinnovamento del paese, sempre che non sia troppo impegnato a portare maialini a fare i bisogni sui terreni destinati al culto di un’altra religione. Quindi, visto il vicepremier, ci toccherà sacrificare un piccolo spazio nella nostra abitazione, come da tradizioni ortodosse, per i ceri e i lumini cui affidare la salute del premier. E a tutto questo, tanto per non farci mancare niente, abbiamo aggiunto la demolizione controllata della sinistra.
Naturalmente, a sinistra, compreso che neppure un scranno sarebbe finito ad un proprio esponente, si è subito aperto un confronto civile e costruttivo per comprendere le cause dell’incidente di percorso. Risultato: una dozzina di galletti spiumati che si azzuffano a sangue per stabilire a chi tocchi l’onore di bollire in pentola per cinque anni.
Grande accusato il PD e il suo voto utile. Ma forse si dimentica che è cosa del tutto pacifica che, arrivati al confronto elettorale, un partito si metta alla caccia di voti e che le sue riserve naturali siano proprio gli schieramenti contigui da un lato e dall’altro. Piuttosto, se proprio vogliamo fare delle recriminazioni al suo ecumenico condottiero, possiamo ringraziarlo per aver portato a termine l’unica rimonta della storia che si sia conclusa con lo stesso abissale distacco con cui era iniziata.
Altri puntano il dito sull’arcobaleno e sul fatto che la pentola delle monete sia finita nelle mani di un nano invece che in quelle dei folletti, e ci fanno sapere che con falce e martello ciò non sarebbe successo. Altri ancora identificano nella subordinazione al governo Prodi le cause della disaffezione degli elettori, e si accapigliano con quelli che sostengono che l’appoggio è stato poco convinto e a tratti sleale. Molti puntano il dito su una leadership ormai nell’empireo istituzionale e lontana dalla polvere in cui s’arrabatta la base… e a questi trovo difficile dar torto. Lo faccio invece a chi sostiene che buona parte del voto della sinistra sarebbe finito alla Lega Nord. Si è trattato di una parte esigua, e, se la madre dei cretini è sempre incinta, non è detto che noi dobbiamo adottare tutti i suoi figli. In ogni caso, se qualcuno se ne è andato in quella direzione non staremo certo a rimpiangerlo o, un domani, a concedergli i vantaggi del figliol prodigo. I voti di sinistra sono andati il parte al PD, con il solo scopo di provare ad impedire il terzo regno Berlusconi, e in parte non sono proprio andati, visto che molti hanno preferito ostentare la loro giusta disaffezione per la politica e la critica alla parte che avrebbe dovuto rappresentarli.
Mi pare, invece, che quasi nessuno abbia notato che se ai voti dell’Arcobaleno si fossero sommati quelli della Sinistra Critica, del Partito Comunista dei Lavoratori e di altre entità minori, lo sbarramento sarebbe stato superato e un minimo di rappresentanza parlamentare si sarebbe potuta salvare. Unendo questa constatazione al combattimento di galli di cui si parlava poc’anzi, è inevitabile concludere che la disfatta elettorale della sinistra, tanto per cambiare, abbia tratto linfa dalla sinistra stessa. O, più precisamente, dalle miriadi di sinistre che da anni non perdono occasione per frazionarsi in entità minori, a volte adducendo motivi plausibili, altre risibili, e dimenticando che quando butta male, come ci ricorda l’inno nazionale in attesa che la Lega provveda a mutarlo, è necessario stringersi a coorte.
Naturalmente nulla vieta di continuare a rinfacciarci differenze di simbolo, di riferimenti passati e presenti, di condizioni economiche e esperienze individuali. Nulla vieta di creare la sinistra della scala A e quella della scala B, rivendicando il proprio dogmatismo ideologico, ognuno convinto di essere la vera, sola e degna sinistra, e sperare, se tutto va bene, tra cinque anni di far eleggere un paio di consiglieri e, volendo sognare, anche l’amministratore… del condominio, s’intende!
è l’ultima volta che ci rechiamo alle urne…

- Voti per un operaio!? …ma non appartiene alla tua classe sociale…
- Scusa, ma cosa sarebbe una classe sociale? (io leggermente alterato)
- no, volevo dire, tu non sei mica un operaio...
- e allora…
- no, è che io non sopporto quelli che dicono di essere comunisti, poi hanno la barca, sei appartamenti…
- (lo interrompo) scusa, ma io non ho neppure un canotto, e di casa ho quello in cui vivo e forse una tenda da campeggio impolverata in cantina
- sì, ma non guadagni mica come un operaio…
- guadagno poco più che un operaio…
- ma dai! …io voto per tizio, perché la mia attività potrà ricominciare ad andare a gonfie vele… e anche tu faresti bene…
- (lo interrompo di nuovo) scusa ma la politica non è esattamente votare per chi promette o riesce a farti restare in saccoccia qualche euro in più. Ci sono le guerre e la politica internazionale… dieci milioni di bambini all’anno che muoiono di fame, il neocolonialismo…ci sono la famiglia e le scelte sociali… la giustizia, la mafia, l’informazione, la telecraxia… la sicurezza sul lavoro, la libertà… ci sono quelli che vogliono riscrivere i libri di storia… ci…
- mi mah… (sorriso, a metà tra il conciliante e quello di sufficienza)
quindi sono guardato con sospetto perché non oriento il mio voto a seconda di chi dovrebbe arricchire la mia gilda e le gilde che di riflesso arricchiscono la mia. Perché voto fuori dalla tazza… Ma se sono un’anomalia, se ha ragione la maggior parte degli italiani, perché fare la fatica di recarci alle urne: a secondo del reddito ricaviamo automaticamente il voto e teniamoci le domeniche per le gite fuori porta…
Che dite? …si beh, certo, dopo aver trovato il sistema per distinguere un "modello unico" da una raccolta di barzellette di Gino Bramieri.
Buon voto a tutti …e occhio alla mira!
(il postino delle ventuno) - “pecorari scaltri” e “pecoroni stupidi”.

E qui ci casca l’asino!
Tanto per rimanere sulla “Fattoria degli animali” di orwelliana memoria, io non ho, e non avevo, alcun dubbio che il mondo si divida in “pecorari scaltri” e “pecoroni stupidi”. Tu appartieni indubbiamente alla prima categoria, molti appartengono alla seconda. E molti di quelli che appartengono alla seconda, purtroppo ti daranno il loro voto.
Ora, non ho nulla contro il fatto che Giulio Tremonti pernotti in un sette stelle, e che magari faccia impazzire il personale come solo la Bertè in una giornata storta sa fare, ma ho qualcosa in più sul fatto che lo faccia uno che da sempre, col suo sorriso da bravo ragazzo, elemosina voti tra i ceti meno abbienti della nostra società. Uno che dice di voler difendere precari, operai, disoccupati e immigrati, gente che ormai rischia di trovarsi a dormire sotto i ponti, che, come sai, di stelle, a parte quelle offerte da madre natura, non sono dotati.
Concludendo, Dio è morto povero, Marx anche, e io, seppur privilegiato rispetto a tanti, non mi sento poi così ricco.
Buonanotte e sogni d’oro!
(il postino delle sei) - oggi la penna non scrive!

Tra meno di un mese un meteorite colpirà l’Italia, e ci ritroveremo con un una replica del governo Berlusconi o, nella migliore delle ipotesi, con un governo Veltrusconi. Ci ritroveremo nel regno dei Ciarrapico e delle Binetti, nel regno dell’intolleranza politica, sociale e religiosa. Nel regno dei boiardi e delle boiate, e probabilmente in quello dei “boia chi molla”. Delle emergenze ambientali e dell’incompatibilità ambientale.
Ora, chi scrive di politica, oltre che per essere letto, scrive anche nella speranza di poter dare il suo contributo, minimo, per cambiare le cose, o almeno per difendere le poche che si sono salvate, dall’andare in Ruini.
Qualchuno m’incoraggia, mi dice che durerà poco, m’invita a stringere i denti. So che lo fa perché è un amico, uno di quelli veri. Ma proprio per questo ho il dovere di essere sincero, con lui e con voi: una volta afferrato l’osso, questi non lo molleranno neppure se usassimo un crick per spalancargli le fauci.
E cinque anni sono lunghi…
Ecco perché oggi la penna non scrive, ma grazie come sempre per non avermi letto.
il 13 aprile le sinistre trionferanno!

volete sapere di chi è il merito:
E subito una colletta per le spese giudiziarie dei due giovani eroi!
p.s. inizio a ricredermi sulla mia ostilità alla TAV
Le jour de gloire est arrivé
Contre nous de la tyrannie...
15 aprile 2008
Buona Pasqua a tutti!
allodole, e specchietti per…

sarà utile mettere subito in chiaro alcune cose: io potrò anche essere un’allodola, ma Antonio Boccuzzi non è un specchietto. Antonio Boccuzzi è un uomo, un uomo che ha rischiato la propria vita per rubarne altre al fuoco. Un operaio, un operaio che lavorava alle ThyssenKrupp di Torino, operaio e sindacalista, per la precisione.
Ma forse in questo bel paese dell’incontrario sarà più utile dire che cosa Antonio Boccuzzi non è: Antonio Boccuzzi non è una velina, Antonio Boccuzzi non è una pornostar, Antonio Boccuzzi non è un calciatore, un fotografo dei vip e nemmeno un tronista di Maria De Filippi.
Già li sento starnazzare.
“Una persona priva di qualsiasi esperienza politica…”
Signori, dopo aver visto all’opera i professionisti, dopo aver visto come hanno guidato questo paese, quanto hanno speso in benzina e soprattutto dove abbiano finito per posteggiarlo, ben vengano i dilettanti. E poi chi sarebbero i professionisti? Quelle vecchie cariatidi insozzate dal guano dei loro interessi di campanile, o qualche industrialotto che, dopo aver fatto le scarpe alla provincia, si è montato la testa e ha deciso di farle al paese intero…
“Un persona in balia degli ordini di segreteria…”
Immagino ne abbiate visti molti rifulgere per indipendenza di giudizio e senso critico. Immagino ne abbiate visti altrettanti rispondere coi fatti alle aspettative dei propri elettori… immagino anche che la coca in questo paese scorra a fiumi, che sia un allucinogeno e che questi siano i risultati. Non so a chi risponderà Boccuzzi del suo operato, non so se riuscirà a farsi latore delle aspettative di quelli che gli avranno dato il loro voto, ma sono certo che non dimenticherà di avere almeno sette persone cui dover rendere conto… sette persone che non sarà facile irretire.
“Una persona che si presta a un’operazione speculativa e di facciata…”
Da queste parti non si è mai stati molto teneri con il PD, né col suo ecumenico condottiero. Speculazione? …non posso escluderla, e non posso indicarvi con la precisione di un barman in che percentuale questa si mescoli con un reale voglia di cambiamento, ma se anche fosse mera speculazione, perché dovrei penalizzare Boccuzzi per colpire lo speculatore, o votare per Colaninno o Serra in modo da pormi al riparo dal fuoco amico e dalle accuse di ingenuità politica.
Voterò un operaio, una persona lontana dalla mia esperienza lavorativa, perché sono convinto che noi per primi dobbiamo smetterla di ragionare a consorterie, dobbiamo liberarci dall’ingenuità (questa sì) di ritenere che solo chi appartiene alla nostra gilda sia in grado di tutelare i nostri interessi, perché sarebbe ora di capire che il paese non è un condominio e che l’amministratore migliore non è quello che ci fa risparmiare sulle spese, e che siamo un po’ meno gretti di come lorsignori immaginano che siamo.
E poi voglio tornare a votare per un uomo e non per programmi che sono più fumosi e penosi di un palinsesto televisivo, e Antonio Boccuzzi è un uomo che mi piace. Lo visto apparire facendo il meno possibile per apparire, l’ho visto difendere la memoria dei suoi compagni di lavoro invece di approfittare dell’occasione per speculare sui suoi interessi, e quando lo vedo sotto il fuoco incrociato di mandanti ed esecutori, la mia convinzione di essere nel giusto si rafforza, e si rafforza l’idea di valutare le potenzialità di una persona dalla potenza di fuoco impiegata dai suoi nemici.
“ compagni ”, ma soprattutto “ compagne ”, ci conviene perdere… ma perdere di brutto!

sono sostanzialmente due i possibili risultati delle prossime elezioni politiche: una netta vittoria della destra o una di stretta misura di uno dei due schieramenti. Escluderei un’ampia vittoria della sinistra, visto che l’ipotesi mi pare ottimistica anche per chi sia avvezzo a grattugiare “ Prozac “ sulla pastasciutta.
E se una delle due parti dovesse prevalere di un’incollatura, per governare si renderebbe necessario rivolgersi, obtorto collo, alle forze cattoliche che si sono posizionate al centro della scena politica.
Cioè, a quelle forze che hanno rappresentato il distillato del malgoverno e della partitocrazia per decenni, e che oggi si dilettano a cavalcare il dirompente revanscismo delle armate veteroclericali.
Ben comprendo la difficoltà d’immaginare Giuliano Ferrara come un ago, sia pur di una bilancia, ma è l’ipotesi più probabile.
Non mi credete?
Non è difficile scorgere i segni che stanno anticipando questo mutamento: come interpretare diversamente l’impennata delle quotazioni della legna da ardere? …e l’annunciato remake del famoso film “ L’ultimo inquisitore “, titolo provvisorio “ Il primo di una lunga serie “?
Soluzioni?
Come detto, l’unica è confidare che al diktat bulgaro segua un plebiscito fornito del medesimo passaporto, e iniziare a liberare i frigoriferi dalle uova… il possesso di embrioni passerà presto da presunzione, a certezza di colpevolezza, cosa in grado di salvarvi dalla tortura, ma non dal fumus divinis iuris e dalle sue salvifiche fiamme.
caro Don Chisciotte, ti lascio a girare per cinque anni tra le pale del mulino!

Anzitutto, dovresti sapere che la tua follia dovrebbe essere mitigata dalla saggezza contadina del buon Sancho Panza, mentre intorno a te vedo improponibili scudieri che rivaleggiano con le tue alzate di genio e ti confortano nella scelta di correre da solo contro il diversamente alto, come l’ha definito una cara amica.
Come non bastasse la tua insana infatuazione per una Dulcinea-Binetti che deve averti assicurato una manciata di preferenze cattoliche, in cambio del sacrificio votivo di quelle della sinistra. Ti avrà anche promesso i miracoli, ma fidati del sottoscritto, a piangere non saranno le madonnine, ma qualche milione di italiani… e credo che a molti toccherà pure versare sangue.
Bene, vuoi andare alla pugna da solo… e sia! Vuoi inventarti il cento-centro-sinistra, pur di non essere più costretto (orrore!) a dire o fare qualcosa di sinistra, ma scusa, perché non fai risorgere il partito socialdemocratico che facciamo prima: riesumando il nome di Preti qualche altro cattolico peripatetico, o patetico tout-court, dovresti raccattarlo. Vuoi governare senza essere importunato con pretese sociali seccanti quanto una questua al semaforo, senza che qualcuno venga a ricordarti che difficilmente la pace si fa con le armi, e sicuramente non con quelli che da sempre hanno ritenuta seccante la sfericità della terra e i conseguenti problemi nel piazzarci sopra i loro carrearmatini del Risiko. Comodo! …ma il problema è che non ci sarà battaglia.
Finirai per consegnare il paese nelle mani dell’Arcorman, dimenticandoti che si chiama Italia e che, non essendo la Mancia, non puoi disporne a tuo piacimento, come atto di cortesia. Non è simpatico che tu faccia lo splendido col cameriere, e a noi rimanga da saldare il conto. Gli amici di sinistra, non te lo perdoneranno, e il giorno delle elezioni andranno al mare… metaforicamente, s’intende, visto che i più hanno già grossi problemi ad arrivare a fine meseE quando tra sessanta giorni ti ritroverai a girare tra le pale del Mulino delle Libertà, non sarà certo il sottoscritto a tirarti giù. E credo neppure i milioni d’italiani che per cinque anni, oltre a veder girare te e le pale, dovranno fare i conti con i giramenti delle loro palle.
e se tornassimo alle monarchie…

Ma il caso non è isolato e s’inserisce in un contesto inquietante.
Se pensiamo alle vittime birmane che reclamavano democrazia e libere elezioni, o al fatto che in queste ore filtrino indiscrezioni dal Pakistan che parlano di un dossier sulle imminenti elezioni, dove la Bhutto evidenziava i preparativi di brogli di Musharraf per mantenere il potere, e che potrebbe essere il vero motivo del sanguinoso attentato che ha eliminato questa coraggiosa donna dalla possibilità di riprendere la guida del proprio paese, dobbiamo concludere che l’approssimarsi delle elezioni in molti paesi spiana la strada all’orrore, e come una divinità Maia pretenda un consistente tributo di sangue.
E non dobbiamo pensare che il fenomeno investa soltanto democrazie ritenute più fragili.
Basti pensare alle recenti accuse di brogli nelle elezioni che hanno riconfermato Putin o al fatto che negli Stati Uniti la competizione sia snaturata da lobbies che spesso paiono più potenti del sistema politico che le dovrebbe inglobare e controllare. In altre democrazie, alla volontà del popolo si è da tempo sostituita quella di una casta, che si preoccupa solo di tutelare i propri privilegi feudali e di mantenere confinati nel ruolo di “paria” quelli che vi si oppongono. Con una tale arroganza, da costringerci a coniare il bruttissimo neologismo di “telecrazia” per spiegare come chi ha battezzato un partito come un becero coro da stadio e ha costretto al marciapiede la parola “libertà”, intendendo con essa la possibilità di darsi a malversazioni prive di regole, sia passato dalle stalle (non sorridete) alle stelle, diventando il primo partito del paese e avendo fondate ambizioni di ritornare tale.
A questo punto viene spontaneo chiedersi se a tutto questo non sia da preferire un sistema come quello monarchico, che fa dipendere da vicende di letto l’attribuzione del potere. O, constatata l’antistoricità della “copulocrazia”, fare un salto avanti verso gli scenari prospettati dagli autori di fantascienza e attribuire il potere per sorteggio, facendo dipendere dal fato anche la durata del mandato, in modo che chi detiene lo scettro non sappia quando viene il momento d’iniziare a organizzarsi per mantenerlo a dispetto delle regole.E’ ovvio che tutto questo rappresenti una provocazione, e nessuno più di me fatichi a digerire i pietosi teatrini monarchici che ancora vengono allestiti per ammansire i sudditi, ma che il concetto di democrazia mostri limiti sempre più evidenti e necessiti di una profonda revisione culturale, credo siano in pochi a poterlo negare.
generazione di fenomeni

Potremmo liquidare il tutto con un sorriso, pensando a quanti soldi potremmo risparmiare se alle prossime elezioni amministrative il voto fosse condizionato da qualche “Fiesta” o da qualche “Tronky”. Potremmo anche invitare gli insegnanti ad essere più chiari nell’assegnare i compiti ai ragazzi: ormai le ricerche si fanno in internet, e può anche capitare che quella su Achille, invece del Pelide eroe greco, restituisca come risultato quello dell’italico Lauro, altrettanto mitico inventore del voto di scambio, con la storia della scarpa sinistra prima delle elezioni e la destra dopo.
Oppure potremmo rifletterci sopra, e chiederci come a dieci anni sia possibile trovare un candidato di tal fatta e un buon numero di elettori alla sua altezza. E qualche considerazione seria potrebbe anche saltar fuori.
Da sempre i bambini sognano di diventare ragazzi, e questi di diventare adulti, ma bisogna riconoscere che negli ultimi anni i primi a voler fare dell’infanzia un “Bignami” sono proprio molti genitori. Se frequentate ambienti sportivi, avrete visto con quanta ostinazione troppi padri si diano all’allevamento del campioncino, con metodi e modi che ricordano in peggio quelli della ex-DDR. Altri preferiscono instradarli su precoci percorsi intellettuali che invogliano la Disney ad un edizione a fumetti dell’ “Ulisse” di James Joyce. E se nel percorso formativo spunta casualmente la politica, già m’immagino il genitore che risponde al figlio con un sorrisino smaliziato: “ Ma vuoi proprio sapere come si fa a diventare sindaco? “.
Ora, resto in attesa delle smentite da parte degli interessati, dell’articolo di Attivissimo che ci dica che trattasi di ennesima bufala e dell’intervento di un personaggio che dopo aver ricordato agli astanti che anche lui è stato ragazzo e, nel tentativo di sottrarre futuri lupetti ai Boys Scout, specie adesso che Casini si è comportato così male, parli dell’ennesima congiura delle toghe rosse contro i suoi futuri elettori.
Ai protagonisti della vicenda non mi resta molto da dire, tranne che rinnovare l’invito a riprendersi la propria adolescenza e a macchiarsi i jeans con il fango di una scampagnata… per quello della politica c’è ancora tempo.A chi mi legge, invece, voglio proporre una scommessa: a quanto mi date il nome del sindaco di Pieve tra una ventina d’anni?
disclaimer
Dei commenti postati risponderanno i loro autori, davanti a Dio sicuramente, davanti agli uomini se non hanno un buon avvocato. In ogni caso, non il sottoscritto.
Le immagini presenti sulla Penna che graffia sono state in larga parte prese da Internet e valutate di pubblico dominio. Se gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarmelo e provvederò prontamente alla loro rimozione... quella degli autori, ovviamente!


