Visualizzazione post con etichetta rosario rodinò. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rosario rodinò. Mostra tutti i post

il mio regalo di Natale alla famiglia Thyssen… pensate che possa bastare, o aggiungo una scatola di cioccolatini?



a Genova, nella notte, è morto il sesto operaio del rogo della Thyssen di Torino. Purtroppo anche Rosario Rodinò,di soli ventisei anni, non ce l’ha fatta.
Ovviamente io sono grato alla Thyssen per quello che ha fatto per la mia città, da troppo tempo in ombra, e per i suoi operai, e, viste le imminenti festività, sento il dovere di sdebitarmi.
Per farlo aggiungerò due piccole e insignificanti notizie, che possono essere sfuggite a qualcuno… cosa che sarebbe un vero peccato.

qualche anno fa, la famiglia Thyssen aveva commissionato a David Litchfield un libro per dare lustro alla dinastia. Ma David facendo ricerche s’imbatte in uno dei più orripilanti massacri della seconda guerra mondiale. La storia di duecento ebrei usati come bersagli per un tiro a segno che concluse in modo originale la serata della castellana, Margrit Thyssen, dei suoi amanti e dei suoi ospiti. La storia da vita ad un libro che, facendo riferimento alle propensioni artistiche della famiglia, si’intitola: “The Thyssen Art Macabre”. Eccone un sunto tratto dal “Corriere della Sera":

La notte tra il 24 e il 25marzo 1945, le truppe dell’Armata Rossa erano a 15 chilometri dal castello di Rechnitz, sul confine tra Austria e Ungheria, residenza di Margit Thyssen-Bornemisza, maritata al conte Ivan Batthyany. Che il Terzo Reich fosse al crollo era chiaro, ma gli dei caduti erano più sprezzanti e mostruosi che mai. Margit organizzò l’ultima festa: 40 persone, tra Gestapo, SS e giovani nazisti. Fino a mezzanotte, balli, vino, liquori. A quel punto, però, serviva qualcosa di speciale che potesse fare ricordare quei momenti cruciali. Franz Podezin, un amministratore della Gestapo che aveva anche una relazione sessuale con la Thyssen-Bornemisza, prese l’amante e una quindicina di ospiti, li armò e li accompagnò a una vicina stalla. In alcuni locali del castello, erano ospitati (in condizioni tremende) circa 600 ebrei che avevano il compito di rafforzare le difese della zona e Podezin ne aveva presi 200, non più in grado di lavorare, e li aveva portati in quella stalla. Raggiuntala assieme agli ospiti li invitò a sparare «a qualche ebreo». Cosa che i pazzi ubriachi fecero dopo avere fatto denudare le vittime. Un massacro. Un certo Stefan Beiglboeck, la mattina dopo, ancora si vantava di averne massacrati sei o sette amani nude. Tutti morti, tranne 15 che dovettero scavare le fosse e che il giorno successivo furono ammazzati a loro volta. I sovietici arrivarono pochi giorni dopo, il 29 marzo, e il 5 aprile compilarono un rapporto nel quale dicevano che «in tutto sono state trovate 21 tombe» ciascuna delle quali conteneva dai dieci ai dodici corpi. «Apparentemente — aggiungeva — sono stati colpiti con bastoni prima di essere uccisi» con armi da fuoco. Il documento fu ritenuto propaganda comunista e dimenticato.

La seconda notizia è decisamente più attuale. Molto si è scritto sul tragico rogo di dicembre di quest’anno, ma molto poco su quello del marzo 2002, scoppiato nello stesso stabilimento e che ha reso necessario l’intervento dei vigili del fuoco di mezza Italia. Non si è scritto che dopo le brillanti indagini condotte dal p.m. Guariniello, la pena più elevata inflitta dai giudici è stata di addirittura otto… mesi, mentre altri dirigenti se la sono cavata con ancor meno… immagino un buffetto sulla guancia. Soprattutto, non si è scritto che il procedimento che ne è derivato, dopo le condanne patteggiate in primo grado, è fermo in corte d’Appello dal 2005 col rischio che tutto vada presto in prescrizione.
Se questa arriverà, avremo la possibilità di allietare la notte di Natale della famiglia Thyssen, e aggiungere commozione a quella che staranno provando nel ricordarne una di tanti anni prima.

Buon Natale Thyssen!


vi invito anche a leggere il post che l'amico Narcomatra ha dedicato al massacro del castello
Creative Commons License Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

disclaimer

questo sito viene aggiornato alla sanfasò, quindi senza alcuna periodicità, e non rappresenta una testata giornalistica, nè ci terrebbe a rappresentarla. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001.
Dei commenti postati risponderanno i loro autori, davanti a Dio sicuramente, davanti agli uomini se non hanno un buon avvocato. In ogni caso, non il sottoscritto.
Le immagini presenti sulla Penna che graffia sono state in larga parte prese da Internet e valutate di pubblico dominio. Se gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarmelo e provvederò prontamente alla loro rimozione... quella degli autori, ovviamente!