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a proposito, è confermato: Sandro Bondi ministro della Cultura

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rivendico il diritto di bruciare la bandiera del mio paese... specie ora!


egregio dott. Gianfranco Fini, mi degno di scriverle questa lettera aperta per un solo motivo. Se la ritenessi al livello di un Calderoli o di un Bondi, certo non sprecherei il mio tempo: il mondo si divide in idioti e idioti di dostoevskiana memoria, e le lascio immaginare come classifico i due succitati, mentre di lei ho un opinione leggermente migliore.

Ecco perché le scrivo.

La sua esternazione sulla gravità dei fatti di Verona e di Torino si commenta da sola, e mettere sullo stesso piano un pezzo di stoffa e una vita umana è cosa di cui dovrebbe vergognarsi e scusarsi con tutti gli italiani. Sono appena rientrato dal funerale di un amico di trentaquattro anni stroncato da un aneurisma, e lei non può neppure immaginare quanto dolore ci sia dietro una vita che così presto si trasforma in morte, e sicuramente non può immaginare quanto ce ne sia in una vita distrutta per una sigaretta o, più esattamente, per il tentativo di ribellarsi ad un’arroganza che lei dovrebbe ben conoscere. A meno che nel pezzo di stoffa lei non identifichi un'ideologia o una “sindone” del potere, cosa che renderebbe il tutto più indegno e più grave.

Io rivendico il mio diritto a bruciare la bandiera di qualsiasi paese come segno di profondo dissenso verso la politica di quel paese, e se qualche polveroso codicillo legale fosse dalla sua parte, dalla mia c’è la Storia… vuol mettere? Comunque, quanto a ipocrisia, lei è in ottima compagnia: uno dei candidati in corsa per la presidenza di quella che lei ritiene la più grande democrazia del mondo, partecipava a manifestazioni pacifiste contro la guerra in Vietnam dove venivano bruciate bandiere a stelle e strisce, e ora appoggia una legge che definisce lo stesso gesto reato. Io di bandiere ne brucerei parecchie: quella del paese cui facevo riferimento, quella che è stata appena bruciata nella mia città e quella che sventolerà in compagnia dei cinque cerchi delle Olimpiadi… e molte altre, ovviamente. Ma soprattutto rivendico il diritto di bruciare la bandiera del mio paese, specie ora che è rappresentato da individui della sua risma.

Buffalo Bill si fermava in bivacco, non in Autogrill



Facciamo tutto il possibile per non essere fraintesi.
Una rilevante parte degli “ultras” si ciba di stupidità e violenza da anni. Con esse i nostri eroi fanno colazione, pranzo, cena… ecco spiegato il motivo per cui si saranno fermati in autogrill. Prima di riunirsi in gruppo depositano il cervello dove capita, portando peraltro a termine l’operazione con sforzi irrisori. La dimostrazione l’abbiamo avuta non tanto con quello che è successo nell’area di servizio, ma col fatto di aver trasformato, fino a notte inoltrata, diverse città in repliche in scala di altrettante Baghdad.
Ma…
Ma se - e prego notare che scrivo “se” - verrà confermato che al momento degli spari che hanno ucciso il povero Gabriele Sandri, la rissa scoppiata tra opposti mentecatti era cessata. Se verrà confermata l’esplosione di due colpi da parte dell’agente della polstrada, e soprattutto il fatto che questi siano avvenuti a una distanza di una cinquantina di metri, allora l’idea del “tragico errore” dovrà per forza cedere il passo a quella di pericolosa inefficienza e incompetenza: ricordo che in tanti anni di onorata carriera in turneè col circo “Pace e Bene”, non risulta che William Frederick Cody , al secolo “Buffalo Bill”, abbia mai impallinato uno spettatore. Non ci sarà invece la necessità di conferme intorno al ruolo di vittima senza responsabilità, visto che il povero Gabriele rimanendo ucciso sul sedile della propria auto, non ha offerto la possibilità di additargli un concorso di colpa per quanto accaduto.
Se il “topo più Amato dagli italiani” invita, questa volta, ad accertare le responsabilità senza reticenze - gli chiederemo poi come sia andata le altre volte - il sottoscritto invita, questa volta, la polizia ad evitare di stringersi in corporazione, di rinvangare i fatti di Catania e di comprendere che l’interesse dei bravi medici è quello di individuare gli incompetenti, isolarli e togliergli dalle mani il bisturi.
La frase più stupida, tra le molte sentite ieri, era quella che sosteneva che il calcio doveva fermarsi: l’uso (peraltro scorretto) dell’imperfetto, naturalmente sottintendeva il fatto che sarebbe bastata una giornata di contrizione perché ci si potesse gettare la cosa alle spalle. A quelli che correttamente si domandano, invece, se il calcio dovrà fermarsi, rispondo di no. Non sarebbe giusto penalizzare milioni di persone che hanno una passione (condivisibile o meno che sia), che non si sono mai macchiati di atti di violenza, e che, proprio perché poco avvezzi ad essa, non hanno concrete possibilità di isolare gli imbecilli e impedire loro di giocare alla guerra. Si cerchino piuttosto i responsabili, li si condanni penalmente con straordinaria durezza e gli si inibisca l’accesso a qualsivoglia luogo pubblico per anni.
Queste considerazioni vengono da una persona interessata ad altri sport, molto tiepida in fatto di italica pedata e che, al massimo, nutre una simpatia per i colori del Barcellona (cosa che rende oltremodo difficoltoso il fatto di misurarsi in duelli rusticani con i sostenitori del Real).
Molte cose ci sarebbero ancora da dire, ma lo spazio è tiranno… le lascio a voi…

delitto di TorDiQuinto: le vittime sono tutte uguali, ma qualcuna è molto più uguale (mi rendo conto delle polemiche che susciterà quest’articolo, ma…



…ho preferito sedermi dalla parte del torto, in attesa che l’impatto emozionale svanisca, e qualcuno possa darmi ragione)

La violenza sessuale e la conseguente uccisione della povera donna di Tordiquinto hanno giustamente suscitato un’indignazione popolare senza precedenti, cui lo stato ha finto di adeguarsi con celerità, limitandosi a liberarsi del cerino e a ficcarlo in mano ai prefetti.
Una domanda è quindi inevitabile, per quanto possa apparire inopportuna: nel corso dell’anno, e degli anni che ci siamo lasciati alle spalle, il numero delle donne violentate e uccise è stato drammaticamente elevato. Le vittime si sono ritagliate il loro modesto spazio su stampa e televisioni, in attesa di essere dimenticate e di essere risucchiate in qualche statistica inerente la criminalità. Allora perché il delitto di Roma pare aver smosso le coscienze?
L’ipotesi che preferirei per vera è quella della misura colma: un bicchiere si riempie a lungo di gocce d’acqua, poi deborda senza che l’ultima goccia abbia nulla di diverso da quelle che l’hanno preceduta. Ma se invece la differenza fosse rappresentata dal ceto della vittima, dalla nazionalità dell’assassino, dalle modalità del delitto o dal luogo dove è stato compiuto. O se fossimo di fronte al solito macabro balletto, in cui gli avvoltoi si sono resi conto che un cadavere può valere molti più voti di quanto pesa?
Solitamente le vittime di delitti di questo tipo non sono mogli di ufficiali, ma tossicodipendenti o ragazze di colore arrivate da un altro continente, spesso con l’inganno, per finire su qualche marciapiede di periferia. Per loro, poca indignazione, quasi che le scelte di vita – sempre che di scelte si possa parlare – le abbiano inevitabilmente portate verso una tragica fine.
Tutto questo a livello giornalistico ci può anche stare, e l’importanza di una notizia è strettamente legata al protagonista della stessa. Ma non è un criterio ammissibile a livello giuridico, a meno di non voler affrettarsi a schiodare tutte le scritte che da sempre ci ricordano che “La legge è uguale per tutti“, o lasciarle campeggiare nei tribunali, ma con l’aggiunta: “per qualcuno è molto più uguale”.

Rosy Bindi: cronaca di una morte Annunziata



Spero che a qualcun altro domenica sia capitato di vedere su raitre Rosy Bindi intervistata da Lucia Annunziata sul caso Mastella-DeMagistris: lo spettacolo indubbiamente valeva il biglietto.
La Bindi si è accomodata di fronte alla giornalista, e immaginando che le cose potessero mettersi male, ha assunto un’espressione fiera e impavida, come rediviva Pulzella d’Orleans pronta alla battaglia.
Le conferme dei suoi timori non sono tardate ad arrivare, e l’Annunziata, dopo una breve introduzione, ha tirato il suo affondo chiedendole se stesse dalla parte di Mastella o di De Magistris. La Bindi non è parsa scossa, e ha tentato un diversivo in politichese su ruoli e mansioni di ministri e magistratura, ma l’Annuziata l’ha subito incalzata riportandola all’ovile della domanda di partenza. La Bindi, stretta in angolo, non s’è persa d’animo, e serrata la mascella, come novello San Pietro ha ribadito per ben tre volte che stava con Mastella, ma anche con De Magistris, riportando alla mente di tutti un Crozza che imitava il vincitore delle recenti primarie, e facendo una discreta pubblicità al mio articolo sull’ossimoro ancora fresco di stampa, e per la quale ovviamente ringrazio.
L’Annunziata decide d’infierire sul cadavere politico e sottolinea la triplice affermazione della Bindi. Questa, ormai con un’espressione che più che la pulzella ci ricordava un Fieramosca sconfitto in battaglia, e sempre in attesa che il gallo si decidesse a cantare, per altre tre volte ci fa sapere che lei, in realtà, non sta né con Mastella né con De Magistris. L’Annunziata concede al vinto l’onore delle armi, e conduce la conversazione verso pelaghi più tranquilli, temendo per l’incolumità fisica dell’intervistata che iniziava a dimostrare una preoccupante fissità dello sguardo.
Una breve considerazione su quanto avvenuto: la Bindi, che doveva arginare lo strapotere del Ualter e rappresentare la novità delle primarie e del nascente PD, mi sembra nuova come la stampa ingiallita di una cittadella fortificata… tanto per restare in tema; inoltre temo si sopravvaluti, se ha pensato di poter rimediare una figura passabile partendo da certi presupposti.
Quali presupposti?
Questi: un giudice conduce una scomoda indagine che vede coinvolti il primo ministro e quello della giustizia su brutte storie di fondi sottratti alla collettività, e il ministro della giustizia prova a scippargli l’inchiesta. Fallito il tentativo, lo reitera sostenendo che il giudice che ha resistito allo scippo ormai non è più in grado di giudicare serenamente, e il procuratore generale ammette serenamente che la serenità è andata a farsi benedire, e toglie l’inchiesta al sostituto per avocarla a sé.
Quindi, nel caso aveste un giudice che da anni vi sta alle calcagna come nemmeno un rottweiler sa fare, ormai liberarsene è un gioco da ragazzi: scoprite dove posteggia la macchina e rigategliela. Poi presentate un’istanza al procuratore capo sostenendo che il magistrato è mosso da spirito di vendetta e non è più in grado di giudicare con imparzialità.Il meccanismo, ovviamente, è reiterabile fino al prossimo indulto!

desidero manifestare tutta la mia ammirazione per il regime militare birmano


A tutti noi sarà capitato di avere la necessità di ridipingere casa, e a molti sarà capitato che, affidatisi ad un’impresa e lasciato asciugare il colore, abbiano fissato le pareti con amarezza, concludendo che avrebbero potuto fare meglio loro. Ad altri sarà invece successo di avere bisogno di un parere medico, e dopo aver consultato un paio di specialisti, ritrovarsi con due pareri diametralmente opposti. Inevitabile che molti abbiano sbottato: “ ma c’è ancora qualcuno in grado di fare il proprio mestiere? “
Ecco da dove nasce la mia ammirazione per i generali birmani. Il mestiere di dittatore non è certo di quelli più semplici. Richiede doti naturali e grande dedizione. Come non ammirare, dunque, chi ci ha fornito un saggio del proprio incommensurabile talento.
Ritrovatisi di fronte a una insurrezione, che per le carismatiche figure dei monaci buddisti ha avuto un impressionante eco internazionale, non si sono fatti prendere dal panico. Hanno aspettato un paio di giorni, lasciando libero sfogo ai manifestanti e all’orgia mediatica che li incoraggiava, poi hanno iniziato a darsi da fare. Hanno imbrigliato le principali fonti d’informazione, internet per prima, facendo capire che se qualcuno voleva sottrarsi alla censura, un proiettile vagante non sarebbe mancato. Hanno abbozzato ai rimbrotti della comunità internazionale, accogliendo l’inviato dell’ONU con sufficienza, ma senza aperta ostilità. Non hanno ceduto alla tentazione del bagno di sangue, né a quella di fare di Aung San Suu Kyi un martire: ben sapendo che i martiri hanno la curiosa inclinazione a trascinarti con loro nella tomba. E per concludere qualche silenziosa deportazione, qualche omicidio così mirato da non finire nel mirino di qualche freelance.
Di fronte a tanta professionalità, i nostri professionisti dell’informazione sono entrati in crisi: privati d’immagini spettacolari o truculente, in balia di informazioni scarne, incerte e contraddittorie, hanno battuto in ritirata, pensando che tra le uscite di un Mastella e di un Padoa Schioppa si poteva anche rabberciare l’edizione del giorno dopo. Così la Birmania è scivolata verso le pagine interne, e dopo un breve momento di gloria, sta ritornando nella serie cadetta degli oppressi del globo.
I nostri politici hanno seguito l’informazione, e sballottati da grilli, magistrati e leggi elettorali, si sono limitati a invocare le sanzioni di prammatica, facendo finta di non aver ancora capito che queste finiscono per danneggiare proprio quelli che vorrebbero difendere.
Ancora qualche giorno di sofferenza, poi Bush s’inventerà qualcosa, i nostri Prodi lo seguiranno a ruota e i generali si saranno assicurati un’altra ventina d’anni di dittatura… petrolio, teck e rubini compresi.

bamboccione sarà lei!


solo per ricordare al ministro padoa schioppa (volutamente minuscolo) che i suoi compagni di merende hanno eletto domicilio a Montecitorio e sono sessant'anni che non si vogliono schiodare...


quanto a voi, bamboccioni, il ministro vi offre una cenetta ( 41 euro ) e voi manco da casa vi volete muovere... cosa credete che sia il governo? ...prontopizza?

politica: finalmente i primi tagli


L'onorevole Luxuria si è fatto promotore di una proposta di legge che prevede il cambiamento di sesso come intervento completamente a carico dello stato. In base a questa, si potranno avere le autorizzazioni a tutte le operazioni chirurgiche di adeguamento di genere. La legge brillerà per completezza, dal momento che, come sottolinea l'articolo 23, riguarderanno anche: «caratteri sessuali secondari» come il naso e il seno. Tra le operazioni espressamente rimborsate, infatti, sono contemplate: «la rinoplastica, la mastectomia aggiuntiva o demolitiva, le terapie ormonali» e «ogni intervento ritenuto importante per la piena salute della persona transgenere», compreso «il cambiamento chirurgico dei genitali». Basterà ovviamente pagare il ticket. Per quanto riguarda i farmaci, la legge ne prevede un elenco lunghissimo, tutti a carico dello stato, così come l'assistenza psicologica prima e dopo l'operazione. Infine, il transessuale potrà avere una nuova carta d'identità, ma col vecchio numero , e certificati scolastici col nome rivisto e corretto.

Quindi, dopo tanto parlare di tagli nella politica, finalmente un primo passo concreto.

Come non ringraziare Luxuria, e augurarsi che Superbia , Avarizia , Ira , Gola , Invidia , Accidia, seguano presto il suo illuminato esempio.
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