
il legale di Bruno Contrada, elemento pittoresco che sembra spuntare da un teatrino di pupi, tiene a farci sapere che il suo assistito non ha mai chiesto la grazia, mai la chiederà, e che piuttosto dagli italiani si aspetta un “grazie”.
Desidero assumermi una posizione impopolare e dichiararmi d’accordo.
Non dimentichiamoci che il nostro eroe faceva parte dei servizi segreti. Cioè di quel brillante corpo, che unico in Italia, invece di battere la fiacca, faceva il doppio lavoro, piazzando le bombe sui treni e ritrovandole alla stazione successiva. E solo qualche maligno potrebbe ventilare l’ipotesi che qualche volta si siano dimenticati la stazione successiva.
E non scordiamoci neppure, che pur non avendo chiesto la grazia, ha fatto saltar fuori un bel putiferio istituzionale. Mastella che prende immediatamente a cuore la vicenda, forse rendendosi conto che se a Contrada la giustizia ha rifilato diec’anni, lui come ministro della giustizia, a se stesso dovrebbe… (scusate, è finito l’inchiostro). Anche Napolitano ci tiene a farci sapere che lui sa bene cosa fare… (scusate, è finito l’inchiostro anche a Napolitano). Qualcuno si ricorda che essendo questione di vita o di morte, la decisione spetta alla magistratura di sorveglianza, che non finisce l’inchiostro, e manda quel che rimane del nostro uomo in ospedale. Peccato che lui si offenda, e scelga di rientrare in carcere.
Siete confusi dal teatrino, resistete ancora un attimo che devo spiegarvi perché la penna ritiene che con Contrada si debba indulgere.
Anzitutto, Contrada è l’unico uomo dello stato che sia in carcere per aver appoggiato e favorito la Mafia. Questo è evidente “fumus persecutionis”, visto che nessuno credo sia così ingenuo da pensare che la Mafia sia arrivata ad essere la prima azienda italiana, con l’aiuto di un solo uomo dello stato. Se poi vogliamo allargare i nostri orizzonti, pensiamo a Dell’Utri. Condannato a sua volta per concorso esterno in associazione mafiosa, fa tour per la penisola per spiegare ad un pubblico commosso cosa sia la libertà. Nessun intento satirico da parte mia: chi meglio di lui può dissertare di libertà, dal momento che invece di una decina d’anni di carcere, è in grado di andare a illustrare come nasca, come la si tuteli, ma soprattutto come la si recuperi.
Quindi liberiamo Contrada in nome del principio della legge uguale per tutti, visto che se preferissimo fare il contrario, e mettere in galera gli elementi dello stato collusi con la Mafia, dovremmo andare dagli Americani a sentire se ci affittano Guantanamo.
In fondo a dolersi sarebbero solo i parenti delle vittime della mafia, gente triste e che mette tristezza, come ci ha giustamente fatto notare il presidente della Regione Siciliana, quando a proposto di cambiare nome all’aeroporto Falcone e Borsellino.
(due note: lo stato scritto in minuscolo non è un refuso, e, per chi passasse per la prima volta da queste parti, il tono è SARCASTICO!)
Desidero assumermi una posizione impopolare e dichiararmi d’accordo.
Non dimentichiamoci che il nostro eroe faceva parte dei servizi segreti. Cioè di quel brillante corpo, che unico in Italia, invece di battere la fiacca, faceva il doppio lavoro, piazzando le bombe sui treni e ritrovandole alla stazione successiva. E solo qualche maligno potrebbe ventilare l’ipotesi che qualche volta si siano dimenticati la stazione successiva.
E non scordiamoci neppure, che pur non avendo chiesto la grazia, ha fatto saltar fuori un bel putiferio istituzionale. Mastella che prende immediatamente a cuore la vicenda, forse rendendosi conto che se a Contrada la giustizia ha rifilato diec’anni, lui come ministro della giustizia, a se stesso dovrebbe… (scusate, è finito l’inchiostro). Anche Napolitano ci tiene a farci sapere che lui sa bene cosa fare… (scusate, è finito l’inchiostro anche a Napolitano). Qualcuno si ricorda che essendo questione di vita o di morte, la decisione spetta alla magistratura di sorveglianza, che non finisce l’inchiostro, e manda quel che rimane del nostro uomo in ospedale. Peccato che lui si offenda, e scelga di rientrare in carcere.
Siete confusi dal teatrino, resistete ancora un attimo che devo spiegarvi perché la penna ritiene che con Contrada si debba indulgere.
Anzitutto, Contrada è l’unico uomo dello stato che sia in carcere per aver appoggiato e favorito la Mafia. Questo è evidente “fumus persecutionis”, visto che nessuno credo sia così ingenuo da pensare che la Mafia sia arrivata ad essere la prima azienda italiana, con l’aiuto di un solo uomo dello stato. Se poi vogliamo allargare i nostri orizzonti, pensiamo a Dell’Utri. Condannato a sua volta per concorso esterno in associazione mafiosa, fa tour per la penisola per spiegare ad un pubblico commosso cosa sia la libertà. Nessun intento satirico da parte mia: chi meglio di lui può dissertare di libertà, dal momento che invece di una decina d’anni di carcere, è in grado di andare a illustrare come nasca, come la si tuteli, ma soprattutto come la si recuperi.
Quindi liberiamo Contrada in nome del principio della legge uguale per tutti, visto che se preferissimo fare il contrario, e mettere in galera gli elementi dello stato collusi con la Mafia, dovremmo andare dagli Americani a sentire se ci affittano Guantanamo.
In fondo a dolersi sarebbero solo i parenti delle vittime della mafia, gente triste e che mette tristezza, come ci ha giustamente fatto notare il presidente della Regione Siciliana, quando a proposto di cambiare nome all’aeroporto Falcone e Borsellino.
(due note: lo stato scritto in minuscolo non è un refuso, e, per chi passasse per la prima volta da queste parti, il tono è SARCASTICO!)
