
TACCIANO LE ARMI A GAZA E IN TUTTO IL MEDIO ORIENTE. BOLOGNA GIOVEDI 8 Gennaio ore 18 Piazza NETTUNO
Nel nostro salotto offriamo un caffè a scrittori emergenti o esordienti. Facciamo accomodare lettori in cerca di alternative all'editoria tradizionale. Ma i posti migliori, quelli vicino al caminetto, sono riservati per le persone che credono come noi che la penna sia la più nobile delle armi bianche. Accomodatevi... quanto zucchero?




credo che nessuno che conosce quello che ho scritto possa tacciarmi di antisemitismo. Nel mio blog ci sono decine di articoli spesi in memoria delle vittime della Shoah, e in difesa di quella memoria da proditori attacchi di revisionisti e negazionisti. In virtù di questo, sento il dovere di tornare a parlare del Salone del Libro che si terrà nella mia città, e affrontare la questione del boicottaggio.
Lo faccio iniziando con un “se”.
Se, come purtroppo è probabile, tra circa un mese la pallina delle elezioni andrà a infilarsi nel vasetto di vetro dove nuota un bel pesciolino nero, come pesce rosso non potrò che continuare ad usare la mia unica arma, che come ben sapete è una penna, per lottare, con tutte le mie forze e la mie modeste capacità, contro il governo di questo paese e i suoi lugubri rappresentanti. Ora, se un paese organizzasse una Fiera del Libro e come ospiti d’onore invitasse gli scrittori italiani, resterei alquanto deluso dal fatto di essere messo sullo stesso piano di lacchè come Bruno Vespa o di un agiografo del bagonghi come Emilio Fede, e in quanto tale boicottato. Boicottare i miei scritti come segno di riprovazione per il governo Berlusconi, sarebbe, fatte salve le debite proporzioni, come boicottare Aleksandr Solzenicyn, per stigmatizzare le purghe dell’Unione Sovietica ai tempi di Stalin… in poche parole, il danno e la beffa.
Ma… e qui si deve continuare con un “ma”.
Ma, si diceva, se la Fiera in questione facesse riferimento come ospite, non agli scrittori che hanno il mio stesso passaporto, ma allo Stato che lo ha rilasciato, consentendo magari a un Ciarrapico, improvvido ministro della cultura, di sfilare, pavoneggiarsi e fare la ruota dei fasci nascosti a fatica sotto le penne di rappresentanza, sarei il primo, come scrittore a sentire il dovere di chiamarmi fuori, e trovarmi nella curiosa condizione di un autore che boicotta e censura se medesimo.
Quindi…
Quindi, se il Salone di Torino continuerà a far riferimento allo Stato d’Israele, ben venga il boicottaggio di un paese che da anni si è reso colpevole di macroscopiche violazioni dei diritti umani, e che pare molto più orientato a far uscire dai propri confini bombe poco intelligenti e morte, piuttosto che pace, tolleranza, libri e cultura.

ho sempre combattuto chi sosteneva che le vittime di ieri sono diventati i carnefici di oggi, e non intendo mutare una virgola: le vittime stanno sottoterra, i carnefici hanno bisogno di calpestare il suolo coi loro stivali.
Ma quando sento il vice-ministro israeliano della difesa Matan Vilnay affermare che, se non cesserà il lancio dei razzi kassam, sarà Shoah, devo giungere alle conclusioni del titolo. Shoah è una parola che nessuno può permettersi di stuprare, facendola diventare minaccia. Vilnay vergognati: vergognati di aver infangato la memoria, e vergognati delle pietose scuse che hai fornito in merito, degne di chi, oltre a non averla, la dignità non sa neppure cosa sia… del resto la propensione allo stupro, se la memoria non m’inganna, non è cosa nuova per massimi dirigenti dello stato d’israele.
Le vittime di ieri non sono i carnefici di oggi, ma il simbolo che identificava le vittime di ieri può identificare i carnefici di oggi. Per questo motivo mi tocca ammettere un errore: se al Salone del Libro di Torino non sarà specificato che ospiti d’onore saranno gli scrittori israeliani, e non lo stato di Israele, nonostante gli articoli scritti, passerò dalla parte di chi propone il boicottaggio.
Ho appreso che avete l’abitudine di appoggiare una pietra sulla lapide di coloro che sono stati giusti. Io appoggerò questa pietra sui tumuli degli otto bambini palestinesi che sono morti ieri, restituendo loro quella pietra che hanno scagliato nella vostra direzione per rivendicare il diritto alla libertà e ad una vita dignitosa.

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