

il salotto di Torino ci conferma Culicchia è da sempre Piazza San Carlo.
Ultimamente, grazie alla metropolitana e all’ampliamento del posteggio sotterraneo è ritornato agibile, e, con un paio di euro, anche fruibile. Prezzo ragionevole, direte, ma in realtà i torinesi da diversi anni stanno pagando il pesante tributo di una città trasformata in un termitaio da ogni sorta di scavo, da quelli di pubblica utilità, a quelli di pubblica inutilità ma di privata remunerazione.
Lasciata la mia vettura nel parcheggio sotterraneo di cui si diceva, stranamente stipato in ogni ordine di posti, sono alfin spuntato nella piazza a riveder le stelle. Comprenderete la mia delusione quando invece che le stelle mi sono ritrovato in una bolgia infernale frequentata da stelline di dubbio gusto, piazzato di fronte a un cartello di proporzioni inquietanti che ci teneva a farmi sapere che stavo, me nolente, entrando a far parte di un memorabile M-DAY (“Mediaset Days”).
Bolle gigantesche deturpavano la superficie della piazza come una copiosa acne giovanile e ospitavano selezioni di Noemi de Noartri che l’acne la mascheravano con pesanti fondotinta in attesa di sottoporsi alla cerimonia iniziatica del provino, mentre una valanga di decibel metteva in serio pericolo l’equilibrio del cavaliere (non quello con la “C” maiuscola) ma quello sulla statua equestre e vanificava il mio “vaffanculo” che poteva valersi solo della modesta amplificazione della mia cassa toracica.
Molto si potrebbe dire di quest’esproprio, ma non bisogna dare troppa soddisfazione a sacerdoti della lap-dance e vestali del nulla. Ci tengo solo a ricordare a Sergio Chiamparino che Torino non è certamente mia, ma neppure sua, e tanto meno di Mazzarò. E che alla Pellerina vi è uno spazio attrezzato per spettacoli di natura circense, e a pochi passi un altro da sempre destinato al commercio di carne umana.
Ultimamente, grazie alla metropolitana e all’ampliamento del posteggio sotterraneo è ritornato agibile, e, con un paio di euro, anche fruibile. Prezzo ragionevole, direte, ma in realtà i torinesi da diversi anni stanno pagando il pesante tributo di una città trasformata in un termitaio da ogni sorta di scavo, da quelli di pubblica utilità, a quelli di pubblica inutilità ma di privata remunerazione.
Lasciata la mia vettura nel parcheggio sotterraneo di cui si diceva, stranamente stipato in ogni ordine di posti, sono alfin spuntato nella piazza a riveder le stelle. Comprenderete la mia delusione quando invece che le stelle mi sono ritrovato in una bolgia infernale frequentata da stelline di dubbio gusto, piazzato di fronte a un cartello di proporzioni inquietanti che ci teneva a farmi sapere che stavo, me nolente, entrando a far parte di un memorabile M-DAY (“Mediaset Days”).
Bolle gigantesche deturpavano la superficie della piazza come una copiosa acne giovanile e ospitavano selezioni di Noemi de Noartri che l’acne la mascheravano con pesanti fondotinta in attesa di sottoporsi alla cerimonia iniziatica del provino, mentre una valanga di decibel metteva in serio pericolo l’equilibrio del cavaliere (non quello con la “C” maiuscola) ma quello sulla statua equestre e vanificava il mio “vaffanculo” che poteva valersi solo della modesta amplificazione della mia cassa toracica.
Molto si potrebbe dire di quest’esproprio, ma non bisogna dare troppa soddisfazione a sacerdoti della lap-dance e vestali del nulla. Ci tengo solo a ricordare a Sergio Chiamparino che Torino non è certamente mia, ma neppure sua, e tanto meno di Mazzarò. E che alla Pellerina vi è uno spazio attrezzato per spettacoli di natura circense, e a pochi passi un altro da sempre destinato al commercio di carne umana.
