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(il postino delle sei) - in Italia, tutte le mattine, quando sorge il sole, un operaio si alza e sa che dovrà correre più forte di Confindustria

Luca Cordero di Montezemolo: “I lavoratori non si sentono più rappresentati dalle forze sindacali, le rifuggono e si avvicinano alle nostre posizioni”.



evidentemente, l’uomo in-gessato, fiutata l’aria che tira, ha pensato che una gran bella cavolata fosse la cosa migliore per ingraziarsi il nuovo esecutivo.

posso darvi subito 1.000.000 di nuovi posti di lavoro… sono alto 1,75 e faccio sul serio!



per tutti i bambini arriva l’età in cui, realizzato che una volta cresciuti le attività ludiche dovranno cedere il passo a quelle lavorative, optano per un mestiere che li attrae. Ricordo che mio figlio, intorno agli otto anni, a chi glielo chiedeva, rispondeva serio che da grande avrebbe fatto il paleontologo. Poi stufo di vedere espressioni perplesse o costretto a dettagliate spiegazioni in merito, ha propeso per il dentista, non so se per questioni di reddito o di semplicità esplicativa.
Quindi sconsigliando il paleontologo per i motivi di cui sopra e non volendo inflazionare l’attività odontoiatrica, come lavoro del futuro consiglierei un mestiere innovativo: lo scioperante.
Naturalmente questo nuovo mestiere da dove poteva venire, se non dagli Stati Uniti? Apprendiamo infatti che i carpentieri, per nulla disposti a rinunciare ad una paga di 28 dollari l’ora, che comunque ritengono inadeguata, hanno reclutato i senza tetto, cui passano 8 dollari l’ora per scioperare al posto loro. Questi arrivano puntuali, radunano le loro povere cose, si travestono da carpentieri, e iniziano, con scarsa convinzione a ritmare slogan e a muoversi lentamente ingobbiti da pesanti cartelli.
Molti di noi, che abbiano più o meno la mia età, sono cresciuti con i ricordi degli sceneggiati in bianco e nero di mammaRai ispirati ai romanzi di Cronin, e delle lotte sindacali dei minatori del Galles, tormentati tra la giusta lotta per condizioni di lavoro e paghe più degne, e le mogli che ridotte allo strenuo li ponevano di fronte alla fame dei loro figli. A questi abbiamo poi aggiunto le letture di Zolà e il “Metello” di Pratolini, finendo per avere un’idea romantica dello sciopero come mezzo per arginare le ingiustizie sociali e ridare dignità al lavoratore.
Naturalmente, questo romanticismo dello sciopero oggi deve fare i conti con una realtà che come salsedine sembra in grado d’intaccare e corrodere ogni cosa. I giornali ci forniscono settimanalmente i calendari degli scioperi, e questi hanno perso la forza e la determinazione che chi abiti in una città operaia come me ricorda nei grandi cortei dei metalmeccanici di una trentina di anni fa.
Ecco quindi il New Deal.
Tenendo conto che settimanalmente ormai le rivendicazioni sindacali coinvolgono almeno un milione di persone, e che in quanto a disoccupanti, in questo paese non c’è che l’imbarazzo della scelta, voilà, ecco a voi un milione di nuovi posti di lavoro come scioperanti.
Perplessità tipo: se lo scopo di uno sciopero e di un corteo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica, chi potrà sentirsi toccato dalle sorti lavorative di una categoria sapendo che quelli che manifestato appartengono ad un'altra? E se questa mania di appoggiarsi a fornitori esterni anche in materia di lotta sindacale dovesse prendere piede e qualcuno avesse l’alzata d’ingegno di organizzare lo sciopero del pubblico impiego italiano per le vie si Bucarest, in un ottica di contenimento dei costi? Per poi magari finire con il paradosso degli scioperanti che scioperano per conto altrui, che, ritenendosi sottopagati, scioperino contro gli scioperanti-datori di lavoro, e magari questi ultimi per risparmiare accettino di sfilare in corteo in loro favore, ma contro se stessi?
Complicato?
E’ un mondo difficile!
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