
preferisco scrivere prima che la decisione della Corte di Cassazione sia rilanciata dalle agenzie. Domani sarà sulla bocca di tutti, e ognuno la confronterà con le proprie convinzioni e aspettative. Naturalmente di coloro che metteranno a giudizio la sentenza, saranno pochissimi a saper cos’è il Cogne-bis e ancor meno a quali conclusioni scientifiche sia approdato. Nessuno, me compreso, conosce dettagliatamente milioni di pagine di atti processuali del Cogne-non-bis, e molti non le conoscono nemmeno sommariamente. D’altra parte quando si trasforma un processo penale in un processo mediatico, quando il peggio dell’informazione si balocca con i plastici delle villette e l’imputato inizia un lunghissimo tour nelle principali capitali televisive per concluderlo con l’immancabile libro scritto a quattro mai, ognuno si sente in diritto di ergersi a giudice e, come tale, di poter dispensare, più che opinioni o sensazioni, sentenze.
Domani si confronteranno due giustizie: quella giudiziaria e quella televisiva, e la seconda sarà destinata ad essere ruminata per giorni. Ma due giustizie sono troppe per non trasformarsi nel proprio opposto.
Anch’io ho la mia opinione sul delitto di Cogne, fattasi più salda dopo aver avuto modo di parlare con chi ha svolto le indagini, ma preferisco tenerla per me. Quello invece che mi preme sottolineare è che questo caso non ha insegnato nulla, e nessuno si è mosso con opportune norme per evitare che i processi penali invece che svolgersi nelle sedi deputate, finiscano per svolgersi di fronte al “saloon” catodico con un sinistro albero storto a far da sfondo.
Il grande fratello si è già fagocitato il ruolo di artefice delle leggi e di controllore della loro applicazione: con che coraggio accettiamo che svolga anche quelle di giudice?
Domani si confronteranno due giustizie: quella giudiziaria e quella televisiva, e la seconda sarà destinata ad essere ruminata per giorni. Ma due giustizie sono troppe per non trasformarsi nel proprio opposto.
Anch’io ho la mia opinione sul delitto di Cogne, fattasi più salda dopo aver avuto modo di parlare con chi ha svolto le indagini, ma preferisco tenerla per me. Quello invece che mi preme sottolineare è che questo caso non ha insegnato nulla, e nessuno si è mosso con opportune norme per evitare che i processi penali invece che svolgersi nelle sedi deputate, finiscano per svolgersi di fronte al “saloon” catodico con un sinistro albero storto a far da sfondo.
Il grande fratello si è già fagocitato il ruolo di artefice delle leggi e di controllore della loro applicazione: con che coraggio accettiamo che svolga anche quelle di giudice?
