ho vestito di rosso il mio blog: non avrei dovuto farlo


Premetto, per tranquillizzare tutti, che non toglierò la maglietta al mio blog e invito gli altri a mantenerla o indossarla.

Ma...

Se fino alla scorsa settimana fossimo andati a chiedere in giro della Birmania, pochi avrebbero saputo darci delle risposte. Ancora meno avrebbero saputo spiegarci la situazione politica del paese, e se ci fossimo azzardati a usare il termine Myanmar, viste le recenti vacanze, molti l'avrebbero confuso con uno stabilimento balneare di Laigueglia.

Questo per dire che un crudele regime militare può insediarsi, risorgere dalle proprie ceneri come araba fenice,tiranneggiare il proprio popolo per oltre quarant'anni, cambiare nome al paese, forse nella speranza di confondere acque che peraltro non erano poi così agitate. Può incarcerare, uccidere contadini, usare il machete sulle donne, affogare nel sangue la rivolta che dalla data prende il nome di 8888 e fare carta straccia delle elezioni che l'hanno seguita.

Aung San Suu Kyi, nel '91 vince il Nobel per la Pace, ma invece di portare alla luce la situazione della sua terra, viene inghiottita dal silenzio che ha da sempre caratterizzato le vicende birmane. L'unico nome birmano che forse ancora qualcuno ricorda è quello del segretario dell'Onu U' Thant, ma quasi nessuno è in grado di ricollegarlo col paese che rappresentava.

Per tutti questi anni, fatta salva l'artigianale e prezioso lavoro di qualche giornalista freelance, i media si sono completamente disinteressati della Birmania. Perchè ora la Birmania è sulle prime pagine dei giornali del mondo e l'arancione rimbalza impazzito nelle nostre strade e nei nostri blog? La risposta è triste: questa volta la lotta di un popolo per la democrazia è diventata spettacolare. Ottimo il taglio cinematografico degli ordinati cortei dei monaci, assolutamente glamour l'arancione che li contraddistingue e che contraddistingue la nostra solidarietà. E ora che abbiamo imparato la lezione, che colore sciegliamo per il Darfur?

E per gli altri paesi in cui giustizia, libertà e diritti umani vengono quotidianamente calpestati, ma gravitano ancora nei gironi inferiori del campionato dell'oppressione? Basta medicine, basta aiuti umanitari, basta volontari... vogliamo davvero aiutarli? ...paracadutiamogli stilisti,ed esperti di marketing.

18 commenti:

Lameduck ha detto...

Mi fa piacere che non sono la sola disincantata in circolazione.

Roberto ha detto...

Siamo in due purtroppo...

Mi dispiace per il giornalista giapponese, ma forse, se non fosse morto, probabilmente non ci saremmo accorti neppure della paura in cui vive quella gente...

Paura di rivolgerti la parola se sei in visita nel loro paese, paura di mangiare quello che gli offri, acquistato con non curanza approffittando del cambio assurdo della loro moneta (100 Dollari = 60000 kyat, al mercato nero, naturalmente...)

Insomma, siamo i soliti...

Alla prossima...

riccardo gavioso ha detto...

Lameduck, sai cosa fa paura del seguire pedissequamente l'onda mediatica: o nel giro di una quindicina di giorni cade il regime o ce ne si dimentica e si ricomincia a parlare del " lato B ".
Grazie della visita.

riccardo gavioso ha detto...

Roberto, quarant'anni di paura sono troppi anche per un popolo dedito alla meditazione. E l'immagine del fotografo ucciso a sangue freddo - come quella di Piazza Tienanmen - è di quelle che scuotono le coscienze... non la vedo bene per i militari.

fabietto78 ha detto...

ottima maglietta sul blog!!!!!!
ed è vero che ci sarebbe voluta una maggiore sensibilizzazione molto prima che a fatti accaduti! speriamo solo che anche se in ritardo serva a far in modo che la giunta militare cada!!!

riccardo gavioso ha detto...

credo che l'uccisione del reporter giapponese sia stata un grosso errore... può essere che cadano davvero!

la maglietta me la sono fatta imprestare da Cattiva Maestra

roberto ha detto...

http://www.aetnanet.org/modules.php?...ticle&sid=4937

Giusto per farsi un promemoria, oltre al Darfur e alla guerra civile in Birmania...

riccardo gavioso ha detto...

Ottimo contributo, come sempre

Piero ha detto...

Anch'io dico ottima osservazione, pero' un piccolo appunto: anche il video di "One" degli U2 che hai nel sidebar fa parte di quella solidarietà-spettacolo fatta perché oggi è molto "IN" essere solidali, e fa vendere più dischi.

Io in africa ci ho vissuto 8 anni, i miei genitori 40, e posso dirti che di Bono ne hanno un po' le palle piene.

Non sarebbe un po' ora di dare una mano sul serio a chi lavora tutti i giorni per far sopravvivere a questa gente anziche' limitarsi ad ascoltare "One" ? E non parlo di Unicef, FAO, ecc. che spendono il 90% per superpagare i loro superesperti. Parlo di quelli che lavorano sul serio.

Grazie,
Pierinux

riccardo gavioso ha detto...

Ciao Piero,
anche mia moglie ha vissuto diversi anni in Africa e conosco bene i problemi che tu giustamente poni in evidenza. Devo dire che di Darfur ne parlo da parecchio tempo, e se un giorno salirà davvero alla ribalta, non sarà saltare sul carro del vincitore mediatico. Condivido la tua critica sulla spettacolarizzazione, e forse sono condizionato dalla mia passione per gli U2, ma se qualcuno passa dal blog e attiva quel filmato si troverà di fronte a delle immagini davvero belle, ovviamente nella loro tragicità. Bono non diventa più ricco, io nemmeno, forse qualcuno non confonderà più quella sfortunata parte di Africa con un fastfood (per la cronaca l'onorevole, si fa per dire, Fini di Forza Italia).
Indubbiamente il tutto resta molto opinabile.
Grazie della visita.

alexius ha detto...

Rickgav hai perfettamente ragione, purtroppo. Ormai sono visibili solo le cose illuminate dalle telecamere. Se volessi essere "malfidato" e complottista direi che la cosa è fatta ad arte. Del Ruanda e della Cecenia ci hanno fatto sapere solo a cose fatte... Poi, però, ci siamo ripuliti la coscienza col Darfur...

nemorino ha detto...

Hai ragione Rick... Oggi esiste solo quello che si vede; almeno, nel medioevo, credevano al trascendente. Aggiungerei poi che quello che si vede prende vita propria; diventa una immagine non più correlata con la realtà. Se questo modo di fare può dare effetti pittoreschi (esiste ancora la Sicilia dei carretti e di compare Turiddu? No? Spiegatelo ai registi), per le emergenze umanitarie può ulteriormente complicare le cose...

folletto ha detto...

Hai ragione Rick, non sai quanto mi spiaccia dirlo, ma le cose stanno proprio così.

puck ha detto...

Forse, se puntassimo le telecamere sulle telecamere, potremmo vederci come il Re nudo...

liberale ha detto...

Piano piano, la libertà di espressione, si sta riducendo ad una espressione verbale; tutti si autocensurano o quasi, nel timore di farsi dei nemici potenti. Fai bene tu Rick, fa bene Grillo e fanno bene le persone illuminate come voi, a sollevare il problema. Continuate così...

spartaco ha detto...

E se invece usassimo un arcobaleno, senza fare del pacifismo "politico", per ricordare tutte le guerre dimenticate? Magari un bottone con link ad un sito di aggiornamenti...

aragorn ha detto...

Anzi Rick, il prosieguo del discorso è fare una bella festa di gala per raccogliere fondi, etc... Magari con delle penitenziali foto dei morti...

kiaraluce ha detto...

Ha ragione rickgav.. è vero .. fino a pochi giorni fa la maggior parte di noi ignorava dove fosse la Birmania e che lì, ormai da anni, ci fosse una dittatura … Ma ora non facciamo l’ennesimo processo ai media … la protesta dei monaci ha riportato lo sguardo del mondo occidentale su una realtà ignorata fino ad ora.. e, grazie alle nuove tecnologie, tutti abbiamo potuto vedere le sconvolgenti immagini della rivolta repressa nel sangue … sarebbe meglio a questo punto interrogarci sul perché tutto questo sta accadendo piuttosto che sul perché non ce ne siamo accorti prima.

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