cercasi foto del sindaco di S. Ambrogio

Il sindaco di Sant'Ambrogio, Bruno Allegro, si è così espresso pubblicamente, in una festa di partito, sulle persone disabili: "Persone sfortunate, che vivono con delle difficoltà. Ma meglio essere sfortunati una sola volta nel momento dell'incidente e morire, senza così pesare sull'economia della società".

cercasi appunto foto per sostituire quella a fianco

11 commenti:

Roberto ha detto...

Cosa posso augurare a un così simpatico soggetto.

Di ritrovarsi, come è successo a me, da quando avevo 7 anni, di accudire uno di questi 'sfortunati' come ha il coraggio di definirli lui.

Augurargli il solo 'disagio' di essere lui stesso un disabile, a un'essere di questa levatura, sarebbe troppo poco!

riccardo gavioso ha detto...

bisognerebbe tentare di spiegargli che macigno per la società sono quelli come lui... ma non credo capirebbe.
Devo però appurare di che partito è... così per curiosità.

riccardo gavioso ha detto...

dimenticavo:
il disabile quasi sempre diventa diversamente abile, mentre, purtroppo per il nostro amico, l'imbecille resta imbecille

Stefano ha detto...

Quando inizialmente ho visto la foto senza leggere il tuo articolo, mi è scappato da ridere....dopo che ho letto quello che ha detto.... mi è scappato da piangere......
Forse più che una foto di Hitler, saebbe più adatta quella del dott. Mengele...... :-((((

riccardo gavioso ha detto...

Caro Stefano, come non condividere l'amarezza che lasci trasparire nel tuo commento. Io in fondo mi diverto a prendere per i fondelli personaggi del genere... esagerando, si può dire che mi diano da mangiare. Ma come si possono sentire quelle persone che vivono, o hanno vissuto, un'esperienza del genere?
Ho un cugino che ha fatto una scelta molto coraggiosa: far nascere un figlio gravemente malformato, anche dal punto di vista psichico. Lo ha fatto contro il parere di tutti, giusto o sbagliato che sia, per amore. Conosco e immagino le sue difficoltà, e spero che non gli giungano mai parole come quelle... chi scrive lo sa: le parole sono pietre!
Perfetta anche la scelta di Josef Mengele, ma lo avevo appena citato in risposta ad un post di Michele sulla genetica, e non potevo proprio ripetermi.

Fulvio Turvani ha detto...

Mia mamma ha 73 anni, Jago 16. Mia mamma lo ha portato tutti i sabati dell'iverno passato sulle piste di sci. Jago sciava e lei aspettava con le altre nonne al sole in fondo alle piste.
Poi un giorno, a 73 anni, si è stufata. è entrata in un locale dove nolegiano l'attrezzatura, ha preso sci e scarponi e dopo 16 anni e tornata sulle piste. Non si osava dirmelo è mi ha spedito per mail un filmato di Jago sulle piste con lei dietro.
Per curiosità mia mamma sfoderava un cristiana vecchio stile, un po' rigido, mentre Jago saltava sulle cunette con la sua seggiola montata su un mono sci. Jago non ha mai camminato ma ha rimesso sugli sci sua nonna... non so se il sindaco in oggetto ha mai compiuto un azione altrettanto difficile.

riccardo gavioso ha detto...

Davvero toccante, Fulvio.
Credo che l'azione più difficile per il nostro caro sindaco sia quella di dire una cosa intelligente... ci sta ancora lavorando...

carlinomaniero ha detto...

Sillogismo. Ma se quel sindaco dice queste... amenità, chi lo ha votato condivide lo stesso pensiero? E se non lo condivide, come può recuperare il voto? Dovremmo trasformare le elezioni in un sistema di social networking.

riccardo gavioso ha detto...

Temo proprio che il sillogismo non faccia una piega, e sposo le tue conclusioni. Ma il problema è che certe affermazioni, totalmente sconclusionate, se da un lato offrono la possibilità alle penne come la mia di divertirsi, dall'altro fanno seriamente del male a persone che con problematiche di questo tipo si confrontano tutti i giorni. Nel mio blog ho raccolto lo sconcerto e l'amarezza di chi giustamente non può catalogare queste cose come fesserie.

Fulvio turvani ha detto...

Ciao roberto.
Più che voler essere toccante volevo essere normale.
Spesso neanche chi convive, ed ama, persone classificate come handicappate, si rende conto che il vero problema è la normalità dell'handicap.
Se la nostra società fosse capace di considerare normale l'esistenza dell'handicap al suo interno la maggior parte dei problemi sparirebbero e la società stessa ne trarrebbe vantaggio.
Non è una formula consolatoria per chi ha problemi più gravi, dire che ciascuno di noi porta con se una parte di handicap. Nella maggior parte gli uomini e le donne sono ben lontani dal prototipo di essere umano perfetto.
Chi è anziano o ha una gamba rotta, chi ha poca memoria, chi deve spingere una carrozzina con un neonato, chi deve portare una valigia pesante, chi ci vede poco ecc... sono tutte persone che se vivessero in una società che considera normali anche quelli che "camminano" su una carrozzina, quelli che hanno un handicap mentale, i ciechi, vedrebbero migliorare la qualità della loro vita.
una rampa per sedie a rotelle serve anche per i passeggini, per i trolley.
Ma la società si oppone non tanto per il costo, qyanto per il gesto scaramantico che questa opposizione nasconde.
Quando porto qualcuno a volare ho spesso campanelli di piloti che circondano il nuovo arrivato, che cercano di aiutare, che si presentano.
quando arriva mio nipote con la sua sedia a rotelle sono gentili ma piano piano si dileguano. Eppure Jago è una persona piacevole, spiritosa, intelligente. potrebbe essere seduto su una sedia normale e nessuno si accorgerebbe di nulla. Ma quelle 2 ruote sono peggio di un bubbone della peste. La gente ha paura di lui perché ha paura che possa succedere anche a loro. e parlando della sua sfortuna non riescono a vedere quante altre belle cose lo circondano.

riccardo gavioso ha detto...

Sai Fulvio, trovo davvero notevole questo concetto di relativizzazione del handicap, e devo dire che mi ha aiutato a riflettere: in effetti, tutti noi abbiamo i nostri handicap, più evidenti o meno...
Quanto agli atteggiamenti della gente, io credo non sempre nascono da una sorta di cattiveria, A volte è un disagio istintivo a creare una sorta di barriera, e non tutti hanno la capacità di superarlo.

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